Contestazione disciplinare, cosa fare?

La contestazione disciplinare è un atto scritto con cui il datore di lavoro comunica al lavoratore presunti comportamenti scorretti o inadempimenti e rappresenta il primo passo del procedimento disciplinare previsto dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori (legge n. 300/1970).

Cosa conviene fare in caso di contestazione?

1.         Leggere attentamente la contestazione

Verificare data, fatti contestati, eventuali prove o riferimenti (es. testimoni, documenti, orari) e controllare che la contestazione sia specifica e tempestiva: deve indicare chiaramente il comportamento contestato e deve essere inviata in tempi ragionevoli rispetto all’episodio. Non è un tempo ragionevole se è inviata a distanza di anni o mesi dai fatti contestati.

2.         Rivolgersi immediatamente ad un sindacato o ad un avvocato

Quando si riceve una contestazione non bisogna perdere tempo, perché il lavoratore ha un termine molto breve per presentare le proprie giustificazioni. Infatti, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 300/1970 il datore di lavoro non può irrogare sanzioni prima che siano trascorsi 5 giorni dalla contestazione.

In che cosa consistono le giustificazioni?

Si tratta di una lettera di risposta alla contestazione nella quale il lavoratore prende posizione sui fatti contestati, in modo preciso e dettagliato, eventualmente allegando documenti, indicando testimoni o prove a sostegno.

In alternativa, è possibile chiedere di essere ascoltati personalmente

Cosa succede dopo l’invio delle giustificazioni?

Le alternative sono due: o il datore di lavoro accoglie le osservazioni e il procedimento disciplinare si conclude senza alcuna sanzione; oppure il datore di lavoro non accoglie le osservazioni e applica una sanzione.

Quali sono le possibili sanzioni?

Le sanzioni sono stabilite nel contratto collettivo nazionale di riferimento.

Per i fatti meno gravi si applica il rimprovero verbale o scritto, mentre per i fatti più gravi è prevista la sospensione dalla retribuzione o addirittura il licenziamento disciplinare.

Quali rimedi ha il lavoratore nei confronti di una contestazione erronea o comunque illegittima?

Se viene applicata una sanzione e questa è da considerarsi illegittima, il lavoratore deve impugnarla entro il termine perentorio di 60 giorni ed entro i successivi 180 giorni deve essere depositato il ricorso dinnanzi al Tribunale.

In sintesi

-       non ignorare la contestazione;

-       rivolgersi quanto prima al sindacato o ad un avvocato che si occupa di diritto del lavoro.

Domande frequenti sulla contestazione disciplinare (FAQ)

In questa sezione rispondo ai dubbi più comuni dei lavoratori che hanno ricevuto una lettera di contestazione.

È obbligatorio rispondere alla contestazione disciplinare?

Non è un obbligo di legge, ma è fortemente consigliato. Se non presenti le tue giustificazioni entro i termini, il datore di lavoro deciderà basandosi solo sulla propria versione dei fatti. Inoltre, rispondere è fondamentale per preparare una base difensiva solida qualora volessi impugnare la sanzione davanti a un giudice.

Quanto tempo ho per presentare le mie difese?

Lo Statuto dei Lavoratori (Art. 7) prevede un termine minimo di 5 giorni dalla data di ricezione della contestazione. Durante questo periodo, l'azienda non può adottare alcun provvedimento contro di te. Verifica sempre anche il tuo CCNL di riferimento, poiché alcuni contratti collettivi prevedono termini più lunghi.

Posso farmi assistere da un avvocato durante l’audizione orale?

Sì, hai il diritto di essere assistito. Sebbene la legge parli esplicitamente di assistenza da parte di un rappresentante sindacale, la giurisprudenza e la prassi consentono ormai stabilmente l'assistenza di un avvocato giuslavorista per garantire che la procedura sia svolta nel pieno rispetto dei tuoi diritti.

La contestazione disciplinare porta sempre al licenziamento?

No. Il licenziamento è la sanzione "estrema". A seconda della gravità dell'infrazione, le sanzioni possono essere:

  • rimprovero verbale o scritto (ammonizione);

  • multa.

  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.

  • licenziamento disciplinare (per giusta causa o giustificato motivo soggettivo).

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Cosa fare se il proprio dipendente non si comporta come dovrebbe?

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